DEMOCRAZIA E INFORMAZIONE _ WIKILEAKS _ “La verità vi renderà liberi” [Giovanni 8, 32]
addvaslavros | 9 Giugno 2010
Sempre più serrato il confronto su decreto intercettazioni, giustizia, riforme costituzionali, libertà di espressione e diritto di informazione. Prese di posizione - verosimilmente meno faziose - arrivano anche dalla stampa estera e dal Vaticano. Dopo le critiche dagli USA sul depotenziamento della lotta a mafia e corruzione, per il Financial Times “a credible reform of the legal process will be virtually impossible while Mr Berlusconi remains in power, given the patent conflict of interest his myriad legal problems have created for him“. Il segretario generale della CEI, Mons. Crociata, nella conferenza stampa tenuta il 25 maggio dopo l’assemblea generale della Cei ha dichiarato: “I beni in gioco, cioè la tutela dei singoli individui, l’ordinamento della giustizia, le esigenze della solidarietà e della comunicazione, siano salvaguardati tutti, insieme ed equilibratamente“.
Anche per l’Italia, come in molte parti del mondo, è oggettivo constatare una tendenza a crescenti misure di repressione, censura e limitazione della libertà di informazione. Contro questo attacco a diritti fondamentali, ai massimi livelli in paesi come l’Iran, la Cina, ex blocco sovietico, Medio Oriente e Africa Sub-sahariana, è da tempo attiva Wikileaks.org >> , una Wikipedia dell’ informazione libera e non censurabile, destinata alla pubblicazione massiva e all’analisi di documenti che per vari motivi siano stati tenuti segreti da stati e aziende, o di articoli di stampa e dei media mai pubblicati a causa di decisioni giudiziarie, minacce o censura. Un esempio di informazione anti-segretezza di Wikileaks sull’Italia è il “Rapporto Caio su sviluppo banda larga in Italia” [ vedi qui >> ] un piano riservato per il governo italiano sulla banda larga e sullo spinoff della rete fissa di Telecom Italia pubblicato sul sito Wikileaks anti-segretezza, in cui c’è un’analisi non pubblica sulle strategie societarie e industriali del settore che rende più trasparente per azionisti e utenti capire cosa sta accadendo nella più grande azienda di TLC d’Italia (anche la fusione Telecom/Telefonica).
Citando testualmente Wikileaks :
Siamo convinti che non siano soltanto i propri cittadini di un particolare paese ad essere i responsabili dell’onestà del loro governo, ma che il vigilare sulla democrazia sia un compito anche dei cittadini di altri paesi, che devono osservare e controllare l’onestà dei comportamenti governativi in tutti i paesi del mondo. Finora abbiamo ricevuto piu’ di 1,2 milioni di documenti. Secondo alcune proiezioni, nei nostri programmi potremmo superarare numericamente il contenuto della Wikipedia in inglese con documenti pubblicati tramite il leaking.
Wikileaks sará costruito e sviluppato in modo di essere impermeabile a qualsiasi attacco politico e di sottrarsi a qualsiasi attacco legale. Sotto questo punto di vista si sottrae alla censura, ed é virtualmente incensurabile. Dal punto di vista tecnico, Wikileaks integra tecnologie e versioni modificate ad hoc dei programmi FreeNet, TOR, PGP, ed altri software di propia progettazione. Wikileaks è stato fondato da dissidenti cinesi, da matematici, e da compagnie tecnologiche “startup”, in vari centri che includono Taiwan, l’Europa, l’Australia, ed il Sudafrica. Il nostro gruppo di consiglieri è ancora in formazione, ed include rappresentanti di espatriati russi e comunita di rifugiati tibetani, giornalisiti, un ex-analista dell’inteligence nordamericana e crittografi.
… un attacco politico diretto contro Wikileaks si vedrebbe come un grave errore dei dirigenti occidentali. Nonostante tutto, siamo preparati tecnicamente e strutturalmente per far fronte ad ogni attacco legale con l’aiuto di un gruppo di avvocati americani ed europei … organizziamo quella che riteniamo una giusta agenda dei diritti umani, ma fisicamente i computer-server sono operati da volontari anonimi. Dal momento che non abbiamo alcun interesse commerciale nel software, non e necessario restringere la sua distribuzione. Nel caso poco probabile che Wikileaks debba confrontarsi a minacce legali o intimidazione economica o fisica per rendere il software censurabile, vi sono molti altri che possono continuare il lavoro in altri paesi, scavalcando frontiere e giurisdizioni tramite il Wi-Fi, e ricorrendo ad espedienti informatici per bucare i firewall censori, come il cambio di IP.






Wikileaks, opportunità e anomalia per l'Italia imbavagliata In un paese come
argentarius | 13 Luglio 2010Wikileaks, opportunità e anomalia per l’Italia imbavagliata
In un paese come l’Italia, che fino a prova contraria fa parte del blocco di paesi occidentali, storicamente immuni a limitazioni censorie delle libertà di informazione e di espressione, Wikileaks è insieme un opportunità e un anomalia.
L’opportunità è arrivare a denunciare le storture al sistema dei media e alle regole della Costituzione, tutt’ora vigente, con i media ridotti a strumento di un potere esecutivo in mano a una classe politico finanziaria eversiva e repressiva, perchè cosciente della propria debolezza.
L’anomalia è che al pari di paesi come Cina, Birmania, e Russia in Italia si dovrà ricorrere a server “offshore” gestiti da specialisti anonimi, con sistemi anti oscuramento, in questo la frase del Financial Times diventa lo specchio del dramma politico-istituzionale creato da Silvio Berlusconi:
“a credible reform of the legal process will be virtually impossible while Mr Berlusconi remains in power, given the patent conflict of interest his myriad legal problems have created for him“.
Questo articolo è stato pubblicato il 9 Giugno 2010. Un
addvaslavros | 27 Luglio 2010Questo articolo è stato pubblicato il 9 Giugno 2010. Un mese e mezzo prima che Wikileak scuotesse i vertici politico-militari, e le coscienze, del mondo con la rivelazione e pubblicazione, per merito di un giovane militare che sta pagando col carcere, dei 90.000 documenti segreti sulla guerra in Afghanistan.
L’orgoglio che WebArgentarivs_IT abbia in certo modo intuito il potenziale del servizio dato da Vikileak c’è; ed è certo gratificante quest’intuizione di una Vikileak su cui stavano per “accendersi i riflettori” del giornalismo internazionale. Ma sarebbe da mediocri, se non da meschini, evidenziare solo questo.
A Vikileak l’onore, purtroppo assieme all’onere e al rischio cui si è esposta, di questa massa documentale che comprova ciò che in molti, senza riscontri certi, denunciano da tempo: in Afghanistan, non c’è una guerra “per la democrazia” o “contro il terrorismo”, ma c’è guerra sporca, il turpe macello di giovani soldati e civili inermi, il cinismo sanguinario di strategie inconfessabili; ma soprattutto c’è disinformazione, mistificazione e censura dei media. L’Afghanistan è la solita oscura tragedia del potere, il frutto malefico di strategie oscure e conflitti senza fronti certi, nè nemici schierati e in divisa. La storia già vista in Irak, nel Golfo, a Gaza, o in Vietnam e (tuttora) tra le due Coree.
Questa verità documentata da Vikileak vale anche per chi sta esponendo a rischi letali decine di vite con il massiccio spiegamento militare italiano. Per chi abusa di cariche istituzionali, millanta impegni internazionali mai esplicitati, e lo fa in fregio (l’ennesimo) ai principi fondanti della Carta Costituzionale: “L’Italia ripudia la guerra come … offesa alla libertà degli altri popli … e come risoluzione delle controversie internazionali” (art. 11 Cost.).
La verità di Vikileak è una lezione di democrazia dell’informazione, un vento potente di libera verità proclamata ai popoli che colpisce come schiaffo infamante, e copre di ridicolo, chi continua a mentire sapendo di mentire. E anche chi, non contento di ciò, vuole anche leggi bavaglio, lacciuoli e sbarramenti contro la libertà, l’informazione e la giustizia. Forza Vikileak ___La verità vi renderà liberi” [Giovanni 8, 32]