CHROME OS _ la rivoluzione epocale del Cloud Computing … ma Stallman dice no
addvaslavros | 23 Novembre 2009
Di Google Chrome OS ci siamo già occupati estesamente nel precedente articolo “Chrome OS il sistema operativo di Google” . Ora il miglior commento visto nel Web è quello pubblicato su Tom’s Hardware Guide di Manolo de Agostini (1) secondo il quale “fa sembrare gli altri sistemi operativi vecchi dinosauri”. Chrome OS con la sua variante totalmente libera Chromium, sono quindi un passaggio epocale per l’informatica, un punto di svolta che porta il cloud computing in diretta concorrenza, se non in antitesi totale con sistemi operativi come Windows e Linux.
E’ quindi fin troppo banale limitarsi a dire che Google Chrome OS sarà opensource, supporterà le architetture x86 e ARM, che sarà veloce (7 secondi di boot), semplice, sicuro e con un’interfaccia minimalista.
Tra i commenti più interessanti quello di Pino Bruno (2), giornalista e divulgatore scientifico, che esprime valutazioni suggestive: “Il codice sorgente di un programma informatico è una sorta di Graal digitale, simbolo di Conoscenza e Sapienza. E’ il core business delle software house , che lo custodiscono gelosamente (l’open source, sorgente aperto, è un altro mondo). La decisione di Google di rendere disponibile il codice sorgente del sistema operativo del 2010 – Chromium OS – è dunque una piccola rivoluzione copernicana. Per tanti motivi“. Tra le variabili più inquietanti di questa rivoluzione ci sono possibili “bachi” non solo informatici, ma anche industriali e societari, dell’atto “di fede” che si fa affidando in toto un computer, il suo sistema operativo e tutti i suoi dati alla struttura remota di unico operatore della Rete, sempre più somigliante al GF di Orwell. Secondo Bruno “restano molti interrogativi. Riconoscerà le periferiche? E come? Saremo liberati dalla schiavitù da driver? Chi garantisce l’accesso univoco al nostro caveau? E se Google un giorno dovesse passar di mano l’azienda ad altri proprietari (come è successo ieri a Skype)? I nuovi padroni rispetteranno i patti sottoscritti con la vecchia gestione oppure chiederanno un riscatto per restituire i file ai legittimi proprietari?“.
Queste valutazioni ci rammentano il vero e proprio anatema che Richard Stallman ha enunciato già un anno fa’ sulle applicazioni web based, di cui Google Chrome OS è la massima espressione. Secondo il leader della Free Software Foundation, il Cloud Computing minaccia i diritti di libertà e riservatezza in modo ancora peggiore del software proprietario : “Una ragione per non usare le web application è la perdita del controllo perchè i dati fluiscono liberamente tra qualsiasi postazione o thin client in giro per il mondo e i datacenter, ma a scapito della capacità del legittimo proprietario di disporne a suo piacimento“. L’avvento del cloud computing secondo Stallman non fa altro che riproporre l’antica questione del software free contrapposto a quello non libero: “È un male proprio come usare programmi proprietari“, proprio per i gravi rischi sulla libertà personale: “Fate il vostro lavoro su un vostro computer con un programma che rispetti le vostre libertà: usando un programma proprietario sul server di qualcun altro si è senza difese. Vi state mettendo nelle mani di chiunque abbia sviluppato quel software“. Altri rischi, sempre per Stallman, si pongono perchè se all’inizio questi servizi possono apparire più economici (o addirittura gratuiti) rispetto alle abitudini attuali, nel medio/lungo periodo possono invece rivelarsi oltremodo costosi. Per le applicazioni aziendali c’è poi da valutare che l’intera mole di informazioni personali (foto, appunti, appuntamenti in agenda) o aziendali (budget, bilanci, piani strategici) resta affidata all’onestà e alla solidità di un solo “provider”, con tutti i rischi di boicottaggio o incidenti che questo comporta.
Link citati:
(1) http://www.tomshw.it/cont/news/chrome-os-convince-e-arrivata-l-era-glaciale/22886/1.html

Come ha fatto ARM a raggiungere tali prestazioni? Si potrebbe dire che è stato una correzione del carente A8, ma sarebbe ingeneroso. Un’analisi più benevola mostra che A9 ha effettivamente una “pipeline” più breve dell’A8, di solito l’antitesi di alta efficienza e velocità. Ma il set di istruzioni di A8 operava in modo volutamente rallentato per permettere l’attuazione di operazioni specifiche. E’ anche normale che ci sia voluto un certo tempo per sviluppare il primo nucleo di processore superscalare mai realizzato in ARM . Ora che la società e i suoi licenziatari hanno l’esperienza di questo nucleo ARM superscalare, potrebbero mettere a punto i path logici, crearsi un certo margine, aggiornare il core, e proseguire nello sviluppo di versioni più veloci e potenti.










