La presentazione di Canonical dei tablet con piattaforma Ubuntu, è l’ultimo stadio di evoluzione verso la strategia di convergenza, tra i nuovi dispositivi mobile e il Sistema Operativo Ubuntu. Questo porta a piena compatibilità, interazione e facilità d’impiego tra: smartphone, tablet, server aziendali, personal computer, TV.
In sintesi, alcune delle caratteristiche del futuro SO Ubuntu su tablet: Multitasking – alcuni esempi sono: la ricezione di video chiamate, mentre si lavora su un documento; prendere appunti sul lato predisposto dello schermo mentre si naviga sul web; oppure chattare mentre si guarda un filmato o si ascolta della musica. Multiutenza – la versione per tablet prevederà la creazione di più account indipendenti, per avere maggiore garanzia sulla privacy e possibilità di personalizzazione delle impostazioni.
Controllo vocale – molte funzioni potranno essere avviate con l’uso della parola, come la dettatura di un testo; la ricerca di informazioni sul web o l’avvio di una applicazione Convergenza – sarà possibile utilizzare un tablet di fascia alta come se fosse un pc-desktop, semplicemente collegando un mouse ed una tastiera.
La versione Ubuntu ottimizzata per tablet, sarà disponibile per gli utenti solo con il rilascio di Ubuntu 14.04. C’è però la possibilità che gli attuali partner come Dell, Lenovo e HP, molto prima del fatidico Aprile 2014, siano in grado di predisporre per il SO Ubuntu, pc-desktop e laptop con touch screen e tastiere staccabili.
Anche questa sarà convergenza: il pc si può trasformare in un tablet, per poi ritornare pc!
Video presentazione di Ubuntu per tablet con Mark Shuttleworth
In pochi lo diranno quando molti smartphone di prossima generazione, lo adotteranno come sistema operativo alternativo ai vari Android e Windows, ma in molti lo penseranno:
con Ubuntu Phone OS finalmente l’interfaccia Unity ha un senso!
Phone OS, il sistema operativo Ubuntu per smartphone è stato presentato dall’8 all’11 gennaio al Consumer Electronics Show di Las Vegas, attirando l’attenzione di molti appassionati hi-tech e dei media.
Lo staff Canonical presenta Ubuntu Phone OS al CES di Las Vegas (8-11 gennaio 2013)
Mark Shuttleworthdi Canonical ha dato molto risalto al fatto che Ubuntu Phone OS, trasforma gli smartphone su cui è installato, in veri e propri computer tascabili. Per la verità l’idea di fare un SO che unisca il mondo dei PC agli smartphone l’ha già avuta una certa Microsoft con Windows 8, ma Mark Shuttleworth, dominus di Canonical che distribuisce Ubuntu in regime di GNU OpenSource, nelle varie versioni desktop e server, è andato oltre:
gli smartphone equipaggiati con Ubuntu Phone OS, oltre ad essere appunto degli smartphone, se collegati a una tastiera e a un monitor, saranno dei veri personal computer, con ad esempio funzioni di accesso al Cloud Canonical Ubuntu One, ovviamente questa sarà una piattaforma “ad hoc” anche per Tablet.
Con Ubuntu Phone OS lo smartphone diventa un pc collegabile a monitor e tastiera
“Docking support”
Ubuntu Phone OS si “tramuta” in computer collegando lo smartphone a monitor e tastiera, con il classico desktop Ubuntu, si ha sempre il proprio sistema operativo in tasca, senza sincronizzare nulla. L’interfaccia grafica del nuovo Ubuntu Phone OS è quindi simile a quanto già visto per PC e TV. Con novità interessanti:
- non ci sono tasti, tutte le funzioni da “touch screen”;
- tutti i bordi dello schermo hanno una funzione specifica;
- sul lato sinistro c’è il menu (simile a Unity di Ubuntu)
- scorrendo a destra dal menu principale, altri pannelli con: contatti online, musica, video e app
- in alto ci sono gli “status items” a scomparsa, per: livello di volume, segnale radio, batteria, l’ora e altri indicatori di app in uso
- in basso altre funzioni dell’app che si sta usando a scomparsa
La demo Ubuntu Phone 2013di Mark Shuttleworthsu YouTube: “Un Sistema Operativo per governarli tutti”
Controllo vocale
Su Ubuntu Phone OS sarà presente una funzione che permette di accedere rapidamente ai comandi delle app tramite controllo vocale. Funzioni “classiche” deglismartphone e web-apps
Ubuntu Phone OS avrà installate in modo predefinito tutte le applicazioni necessarie per un telefono moderno: chiamate, SMS/MMS, fotocamera, galleria di immagini, gestore di email, browser, sveglia, calcolatrice. Saranno presenti le web-apps in sviluppo in questi ultimi mesi, con a fianco con le applicazioni native. In questo modo, già dal lancio disponibili Facebook, Twitter, Gmail, Spotify e così via.
Per installare una nuova app sarà presente una versione minimale di Ubuntu Software Center, che gestirà anche gli aggiornamenti. Tutti i dati, foto e video potranno essere salvati su Ubuntu One, il servizio “cloud storage” di Ubuntu, per un veloce back-up.
L’elegante interfaccia grafica di Ubuntu Phone OS con le funzioni in “stile Unity”
Il rilascio ufficiale di Ubuntu Phone OS è previsto per il 2014. Ma nel 2013 sarà rilasciata la versione per Nexus, utilizzata per il prototipo (tra qualche settimana) e altre versioni per gli smartphone sul mercato. I requisiti minimi per Ubuntu Phone OS sono: CPU ARM 1Ghz Cortex A9, memoria RAM 512MB/1GB e memoria flash 4-8GB su MMC o SD, caratteristiche comuni a molti smartphone attualmente in circolazione.
Ci viene il dubbio che i Maya predicendo l’evento catastrofico (o sovrannaturale…) del 21 dicembre 2012, non intendessero altro che lo sventurato Censimento ISTAT per l’Industria, i Servizi e le “Istituzioni Non Profit” che scadeva improrogabilmente alle ore 24 del 20 dicembre 2012. Il giorno successivo preconizzato appunto come fine del mondo, in realtà sarà fine della pace per migliaia di aziende, associazioni, attività del non profit, ignare della tagliola di sanzioni draconiane che sta scattando implacabile su di loro.
Il Censimento dell’industria, dei Servizi (il cosiddetto terziario) e del Non Profit, è un’iniziativa di raccolta dati sull’economia in sè lodevole, se non fosse stata gestita in modalità che avremmo la tentazione di definire dilettantistiche e oltretutto vessatorie, specie per le realtà del Non Profit, meno dotate sul piano della comunicazione con le istituzioni.
Il giorno successivo preconizzato appunto come fine del mondo, in realtà rischia di essere una data davvero infausta per migliaia di aziende, associazioni, enti del Terzo Settore, su cui pende il rischio di accertamenti e sanzioni pecuniarie fino a 5000 Euro.
Per meglio spiegare l’accaduto, riportiamo qui di seguito una protesta mandata all’ISTAT e ai rilevatori della Camera di Commercio a da un’associazione di volontari che solo casualmente, a pochi giorni dal termine di legge, ha appreso dell’adempimento del censimento ISTAT degli enti non profit:
” L’azione dell’ISTAT, come per tutta la Pubblica Amministrazione, deve osservare fondamentali regole di correttezza, trasparenza e buona fede. Per principi affermati anche dalla giurisprudenza amministrativa, queste regole non si esauriscono nella minimale conformità a leggi e regolamenti, ma consistono anche nel dovere di non porre in essere comportamenti che espongono i cittadini e le loro espressioni collettive, come le istituzioni nonprofit, ad aggravi procedurali, al rischio di sanzioni, o comunque a ingiuste situazioni di pregiudizio. Al riguardo, con riferimento al censimento ISTAT delle istituzioni non profit, c’è stata una serie di situazioni che non ritengo esprimano un sufficiente grado di rispetto di tali principi sulla correttezza, trasparenza e buona fede della P.A. . In particolare, vorrei osservare che: - non c’è stata un’informazione realmente completa, chiara e tempestiva a tutti i soggetti interessati dalla rilevazione dell’ISTAT; - in comunicazioni sul web, anche tramite organizzazioni del volontariato (es: CESV, PAIR, ecc..) non viene adeguatamente evidenziata la circostanza che la risposta al questionario è un obbligo di legge punito con accertamenti e sanzioni pecuniarie elevate; - alle richieste di urgente chiarimento fatte da un’associazione con messaggi e-mail (dopo molte telefonate infruttuose) gli incaricati della rilevazione, tra il 17 e il 18 dicembre, hanno dato risposte diverse, contrastanti, incomplete, o a volte ingiuntive; - nell’ultimo messaggio, un “no-reply” del 18 dicembre (qui di seguito riportato) si parla di “invito alla compilazione”, di un “plico da Lei ricevuto”, in realtà mai pervenuto agli interessati, sollecitando l’invio di un questionario che era già inoltrato e pure riscontrato dall’ISTAT con regolare ricevuta, mentre manca totalmente la parte che sarebbe stata realmente importante in una comunicazione “da uno a molti” come questa, e cioè, al posto dell’ “invito …”, un avviso esplicito su disposizioni di legge e sanzioni incombenti. Tutto ciò, spiace doverlo significare, contrasta con i primari doveri di correttezza, trasparenza e buona fede di cui si è detto, in quanto espone migliaia di volontari e bravi cittadini solidali al rischio di sanzioni draconiane (e insensate) da 500 a 5000 Euro. Ciò è particolarmente grave perchè si traduce in un ingiusto pregiudizio a carico di molti cittadini impegnati in organizzazioni non profit che stanno prestando la loro opera in attività di soccorso o emergenziali, di interesse pubblico e collettivo, di alto valore sociale e culturale, gratuitamente, volontariamente e senza alcun aiuto, sovente sopperendo di tasca loro alla ben nota, crescente mancanza di “welfare pubblico” “
Apprendiamo con soddisfazione che ancora il 20 dicembre gli infausti auspici Maya hanno avuto un’altra smentita: è stato firmato l’accordo che risolve positivamente la difficile vertenza dei 400 precari dell’ISTAT, certamente la migliore premessa per un recupero degli standard di “eccellenza” di questo istituto dalla storia gloriosa. In conclusione, sarebbe doveroso per l’Istat e per le Autorità competetenti prorogare di almeno un mese (gennaio 2013) il termine di presentazione dei moduli per il mondo del Terzo Settore, iniziando a collaborare con le realtà associative e del volontariato civile, recuperando così efficienza e credibilità.
Il 28 settembre 2012 si è svolto in Banca d’Italia il convegno “Il Cloud Computing nel sistema finanziario – standard, regolamentazione e controlli” in cui sono stati presentati i risultati di una ricerca realizzata dall’Istituto sugli aspetti critici dell’utilizzo del cloud computing nel settore bancario e finanziario.
Il convegno ha rappresentato l’occasione per avviare un confronto con istituzioni, enti di ricerca, gruppi bancari e operatori sui temi di maggiore interesse per le Autorità di controllo quali la sicurezza, la privacy e la governance. Tra i temi trattati, L’Agenda Digitale Italiana (Ministero dello Sviluppo Economico), la regolamentazione europea sulla tutela dei dati personali (Garante Privacy), le scelte del service provider (SIA) _ [ v. Atti del convegno, dal sito istituzionale di Banca d'Italia ]
Passera ne ha annunciato un via definitivo entro il settembre, con il varo del Decreto Crescita. La nuova Agenzia per l’Italia Digitale, l’ente istituito tra le pieghe del cosiddetto Decreto Sviluppo del 12 agosto scorso, va a sostituire le due strutture cui attualmente era delegato il compito di accompagnare il Paese sulla strada dell’innovazione tecnologica: DigitPA (il Dipartimento per la digitalizzazione della PA della Presidenza del Consiglio) e l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione. Secondo quanto dichiarato dal Ministro Passera, la nuova agenzia sarà “il motore dei progetti che saranno messi in pista per ridurre il cosiddetto “digital divide”, tra i più attesi, il varo del tanto atteso decreto Digitalia, la vera e propria roadmap dello sviluppo dell’ Ict italiano.
Da qualche settimana era aperta la caccia al nuovo tablet Google Galaxy Nexus 7. E’ arrivato l’annuncio con la presentazione lo scorso 27 giugno, mentre voci tendenziose sviavano i blogger di tecnologia e ICT, riferendo di un rinvio del lancio a luglio, invece la preda ambita degli appassionati di Android e cacciatori di tecno-gadget è sul mercato anglo sassone allo store Google Play, presto lo si potrà acquistare anche in Italia. La spettacolare presentazione del Google Nexus 7
Caratteristiche e Sistema Operativo
Il tablet Galaxy Nexus 7 è frutto della collaborazione fra gli sviluppatori Google e la Asus. Il display da 7 pollici ha risoluzione HD 1280X800, la connettività è WiFi 802.11 b/g/n e in Bluetooth, è disponibile una porta micro USB, il processore è un Quad-core Tegra 3 da 1,5 G Hertz, RAM cache 1 GB, la memoria interna è in due tagli da 8 o 16 GB, la fotocamera frontale ha risoluzione da 1,2 Mpixel, la batteria è dichiarata con autonomia per oltre 8 ore.
Il sistema operativo è la versione 4.1 “Jelly Bean” di Android, evoluzione di “Ice Cream Sandwich” e il browser predefinito ovviamente è Chrome. L’Architettura della GPU è basata su GeForce ULP, fra le dotazioni c’è un microfono integrato, l’accelerometro, il GPS, il giroscopio, non è prevista l’opzione per mobile 3G.
Il tablet Google Galaxy Nexus 7 debutta a luglio in USA a 199 $
Si pensava per il SO a un salto di release da 4 a 5, ma il management Google ha preferito andare sul sicuro, con la versione 4.1 “Jelly Bean” di Android che è uno sviluppo della precedente 4.0. Questa è la dichiarazione ufficiale sull’argomento:
“…con Jelly Bean abbiamo completamente riprogettato la funzione di Ricerca, rendendo il sistema di ricerca vocale più veloce e naturale. Potete digitare la vostra query o semplicemente rivolgere una domanda a Google che vi fornirà una risposta precisa, se disponibile, grazie alla tecnologia Knowledge Graph in aggiunta ad un elenco di risultati. Smartphone e motori di ricerca hanno sempre contato sul fatto che foste voi a fare tutto. Questo fino ad oggi… Ora Google vi procura l’informazione giusta al momento giusto: vi dice il meteo del giorno prima ancora che la vostra giornata abbia inizio, quanto traffico incontrerete lungo la strada di casa quando siete ancora in ufficio o il punteggio della vostra squadra del cuore. Non c’è bisogno di scartabellare: le schede appaiono nel momento in cui ne avete più bisogno“.
La guida di Nexus 7 e di Android 4.1 “Jelly Bean”
Pubblichiamo la guida al tablet Google Nexus 7 e alla nuova versione del SO Android 4.1 “Jelly Bean”, clic qui per vederlo…
Il tablet Google Galaxy Nexus 7 pesa solo 340 g, ha dimensioni di circa 20X12 cm con uno spessore inferiore agli 11 mm. Il Nexus 7 costa 199 dollari con 8 GB di memoria, e 249 dollari con 16 GB. Google Play apre ai pre-ordini, sarà acquistabile a partire da metà luglio negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Canada e Australia, è sperabile che presto sia disponibile anche in Italia.
Sul dispositivo all’acquisto saranno precaricati alcuni contenuti: il film Transformers: Dark of the Moon, il libro “The Bourne Dominion”, le riviste “Condé Nast Traveller”, “Popular Science”, inoltre brani musicali di band come Coldplay e i Rolling Stones. E’ compreso un credito di 25 dollari a tempo limitato, per poter fare acquisti su Google Play.
A livello di dotazioni e caratteristiche si poteva fare meglio con una porta HDMI e uno slot di ampliamento della memoria, ma siamo certi che questo non fermerà la tablet mania Google Nexus 7.
Nella Newletter del 23 marzo di BancaForte.IT – piattaforma ICT di ABI e Bancaria Editrice – c’è un dettagliato report sull’ultima manovra del governo che toglie vincoli e obblighi di identificazione alle reti wireless pubbliche. La nuova Internet “on air _ free” è una tecnologia che, combinata alla straordinaria diffusione di smartphone, tablet e piccoli pc, ha uno straordinario potenziale, in grado di innescare mutamenti epocali nelle abitudini della gente, nella comunicazione, nel costume sociale, nelle dinamiche del consumo e dell’e-commerce, senza contare prevedibili effetti nella promozione di cultura e, perchè no, di cittadinanza attiva delle comunità locali. Le città italiane, Roma in testa con il progetto Provincia Wi-Fi – Caspur, si muovono per diffondere sempre più una rete in costante espansione in edifici pubblici o aperti al pubblico, piazze, parchi, biblioteche comunali, scuole, musei e zone commerciali, procedendo alla strutturazione di spazi outdoor, con un “modello aperto” di federazione delle reti già esistenti . Peraltro, è bene valutare che questa liberalizzazione non comporta totale irresponsabilità per chi (privato, ente pubblico, azienda) fornisce il libero accesso tramite una rete wifi aperta. Un sistema di autenticazione permette invece di stabilire dei limiti temporali o di traffico per ciascun singolo utente, mette al riparo da responsabilità per reati che siano stati commessi dai terzi fruitori dell’hot-spot pubblico, e di avvisare o bloccare l’utente in caso di uso improprio o abusivo. Sull’argomento v. Wifi: nuova normativa 2012, da Innovationquality.IT _ F. Volpi, Cornetto, cappuccino e Internet, in Bancaforte.IT, 23.3.2012
Con un emendamento del 29.2.2012 nel testo del Decreto Legge 5/2012, all’esame del Parlamento per la conversione in legge, è stato inserito nell’articolato del provvedimento un art. 47-bis (Digitalizzazione e riorganizzazione) che disciplina la digitalizazione e l’ICT dei Comuni [ v. qui report da OpenParlamento ] . Con questa norma, i Comuni con popolazione fino a 5mila abitanti non potranno più gestire internamente le funzioni Ict ma dovranno trasferirle a una gestione associata sovracomunale. Le funzioni Ict da porre in gestione associata comprendono infrastrutture di rete, acquisto di licenze software, applicativi software, fonia, apparati di banche dati, la formazione informatica e la consulenza nel settore dell’informatica. Entro due mesi dalla data di entrata in vigore del provvedimento, ogni Regione dovrà individuare le modalità “con propria legge, previa concertazione con i comuni interessati”, “secondo i principi di economicità, di efficienza e di riduzione delle spese”. Finalmente sistemi open source e informatica libera nella pubblica amministrazione ?
Ci sono poi altre novità derivanti dal passaggio alla Camera del Decreto “Semplificazioni” che riguardano la c.d. Agenda Digitale, che avrà ricadute sui cittadini, la scuola, le imprese e le Pubbliche Amministrazioni. Lo stato dell’arte nella costruzione dell’Agenda Digitale prevede una complessa serie di misure e interventi in materia di infrastrutture tecnologiche, open data, cloud computing, E-government, accesso alla rete negli spazi pubblici collettivi, smart communities. A partire dal primo gennaio 2014, le comunicazioni con le pubbliche amministrazioni dovranno avvenire esclusivamente per via web o via posta certificata. La complessa serie di provvedimenti dell’Agenda Digitale è visibile in una tabella pubblicata il 9.3.2012 da Forum PA [ Decreto Semplifica Italia: dopo la fiducia ecco cosa cambia, di V. Postacchini ].
Resta da vedere sul campo in che misura l’Agenda Digitale italiana sarà linea con le linee-guida dell’Agenda Digitale dell’Unione Europea (Comunicazione Commissione europea, 26 agosto 2010), in particolare di “ottenere vantaggi socioeconomici sostenibili grazie a un mercato digitale unico basato su internet veloce e superveloce e su applicazioni interoperabili”, di realizzare il mercato digitale unico, incrementare la fiducia e la sicurezza on line, promuovere un accesso a Internet veloce e superveloce per tutti, investire nella ricerca, nell’innovazione e nell’alfabetizzazione informatica, al fine di assicurare a tutti i cittadini europei le competenze e l’inclusione nel mondo digitale.
Secondo gli impegni assunti dal Governo il 15 marzo scorso, l’Agenda Digitale prevede provvedimenti su: banda larga e ultralarga entro il 2020; defiscalizzazione del commercio online e modello unico di contratto gli utenti; E-Government, accesso alle informazioni, standard per open data e cloud computing; carta di identità elettronica; alfabetizzazione informatica nelle scuole; investimenti in ricerca e sviluppo; facilitazione della partecipazione ai bandi UE. a fine giugno dovrebbe vedere la luce il decreto DigItalia [ v. qui da Forum PA, il documento ufficiale del Governo ]
Il Decreto Legge 5/2012 – “Semplificazioni” attualmente all’esame del Parlamento per la conversione in legge – ha cambiato alcune disposizione del Codice Privacy in materia di protezione dei dati personali, abolendo l’obbligo di redigere e aggiornare, entro il 31 marzo di ogni anno, il documento programmatico sulla sicurezza (DPS).
Ciò non tolglie che tutte le norme di tutela della privacy e sicurezza dei dati previste dal D.Lgs. 196/2003 sono comunque valide e restano in vigore, in particolare quelle inerenti i dati sensibili. L’eliminazione del DPS dal novero delle misure minime di sicurezza non diminuisce la responsabilità dei titolari di trattamento di dati, che debbono continuare a tenere traccia, in modo organico e coordinato, delle misure di sicurezza effettivamente adottate mantenendo la qualità, la correttezza, la disponibilità e l’obbligatoria riservatezza dei dati trattati. Permangono le “misure idonee” (art. 31 del D.Lgs n. 196/03) che il Titolare del trattamento deve adottare in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico, alla natura dei dati e alle specifiche caratteristiche del trattamento.
A riprova del permanere di responsabilità e rischi, da ultimo, c’è anche la recentissima sentenza della V^ sez. penale della Cassazione (sent. n. 8555 del 5 marzo 2012) che ha inquadrato nel reato di danneggiamento di sistemi informatici (art. 635-bis Codice Penale) la fattispece della cancellazione di files in un pc aziendale. Se pensiamo che questa figura di reato rientra è nell’elenco di norme penali che danno luogo alla responsabilità para-penale delle aziende (ex art. 24-bis D.Lgs.231/2001) anche questo dimostra che l’abrogazione delle norme sul DPS e le altre semplificazioni del Codice Privacy non diminuiscono, anzi aumentano, i potenziali rischi per le aziende. In definitiva, non è opportuno diminuire procedure e misure di sicurezza a protezione dati ed in particolare, permane intatta tutta la problematica di efficaci presidi per la prevenzione dei c.d. “cyber crimes“.
Raspberry Pi è un pc grande come una carta di credito e dal costo irrisorio (meno di 30 Euro) che ha conquistato l’attenzione dei media e del web. Tra gli aspetti di maggior interesse del dispositivo c’è quello trattato nel Guardian online di gennaio nell’articolo Raspberry Pi device will ‘reboot computing in schools’ di Joanna Moorhead, che affronta il tema del difficile rapporto tra scuola e informatica. Il linguaggio dei bit e i suoi mille dialetti sono arti dure da apprendere, ma spesso trascurate nel mondo della scuola. Nonostante l’ICT sia il nuovo alfabeto della comunicazione e della conoscenza, è sempre più diffusa l’ignoranza dei principi basilari di tecnica computazionale, che si traduce in una nuova, dilagante forma di analfabetismo. L’ironia delle nuove tecnologie consiste in questo, nell’essere un po’ tutti degli ignoranti informatizzati. Questo accade perchè una generazione fa, gli utenti dei computer dovevano digitare “a manina”, in linea di comando, la sintassi delle operazioni più semplici, oggi invece basta sfiorare uno schermo, avviare un’applicazione, per fare qualsiasi cosa. Questo a lungo andare porterà a dipendere totalmente da tecnologie di cui si è perso ogni controllo razionale, di cui si è totalmente all’oscuro. Una prospettiva preoccupante, veramente troppo vicina agli scenari della letteratura orwelliana per poter essere accettata.
Eben Upton docente di informatica a Cambridge, ha iniziato a porsi questo problema cinque anni fa, quando rilevò un tratto inquietante tra i candidati che selezionava per i suoi corsi: “Nessuno di loro sembrava conoscere a sufficienza ciò che realmente è un computer o come funzionava“. Upton si rese così conto che le scuole non insegnavano i principi fondamentali del calcolo e della programmazione, ma solo l’uso dei software “che sono ad un livello piuttosto basso nel valore delle competenze. Gli studenti non hanno cultura adeguata su come i computer sono programmati, costruiti e fatti funzionare“. La risposta, è stata individuata nello sviluppo di computer con cui i bambini acquisiscano fin da piccoli la cultura per un “… ritorno a un’emozionante macchina programmabile come il vecchio BBC Micro” dal costo molto basso, in modo che ogni bambino possa avere uno.
Upton cinque anni fa’ riunì un gruppo di colleghi, studiosi e appassionati di computer intorno a lui, e ne uscì il progetto didattico del Raspberry Pi – un micro pc grande come una carta di credito e completamente programmabile, sostenuto dalle comunità dell’informatica libera come GNU Linux, l’unico adatto alla missione didattica del Raspberry Pi. La Raspberry Pi Foundation è infatti un ente no profit con l’ “ambizione di mantenere i costi più bassi possibile consentendo al maggior numero possibile di scuole di investire in didattica dell’ICT per i loro studenti” e la speranza che le aziende sponsorizzino il progetto anche nelle scuole finanziariamente meno munite.
Nella scuola statale Kesgrave di Ipswich, l’insegnante di informatica Clive Beale attende con impazienza le macchine, per la docente “… abbiamo fallito in quello che io chiamerei il pensiero computazionale, che è un modo di pensare e risolvere i problemi … applicabile a tutto l’ambito curricolare, quindi in grado di dare agli allievi un vantaggi enormi per le loro competenze“. Per la Beale il Raspberry Pi è il micro pc che sta per riavviare il computer nelle scuole e come lei la pense il Prof. Simon Peyton Jones:”Siamo consapevoli che la fisica, per esempio, è una materia di cui i bambini devono avere una conoscenza di base, perché lo studio dei suoi principi è la chiave di tutto il mondo esistente. E lo stesso rilievo pervasivo della realtà vale per la tecnologia del computer. Vogliamo che gli adulti di domani vedano il loro computer come una scatola misteriosa che non possono capire, o che abbiano la capacità di dominarlo ? “