L’articolo 29-bis del Decreto Legge “Salva Italia” modifica parzialmente l’art. 68, comma 1 del Decreto Legislativo n. 82/2005 (CAD – Codice dell’Amministrazione Digitale) prevedendo per la pubblica amministrazione l’utilizzo di programmi informatici appartenenti alla categoria del software libero o a codice sorgente aperto. Peraltro, come si vedrà, la norma non è nuova e anzi ha importanti precedenti in giurisprudenza e normativa.
La norma del CAD modificata prevede che le pubbliche amministrazioni acquisiscono programmi informatici a seguito di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico tra varie soluzioni disponibili sul mercato tra cui, alla lettera d) dell’articolo, i “programmi informatici appartenenti alla categoria del software libero o a codice sorgente aperto“. Quello che segue descrive lo stato di progressivo recepimento nella Pubblica Amministrazione delle metodiche di sviluppo, implementazione e diffusione dell’informatica libera, il c.d. copyleft, tra cui quello formalizzato dalla FSF – Free Software Foundation con la licenza GPL – General Public License .
Secondo queste fonti, per “software libero” si intendono sistemi operativi, programmi ed applicazioni in cui il produttore concede all’utente la libertà di eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il software o, più precisamente: libertà di eseguire il programma, per qualsiasi scopo; libertà di studiare il funzionamento del programma, di accedere al codice sorgente e di modificarlo per adattarlo alle proprie necessità; libertà di ridistribuirne copie; libertà di migliorare il programma e divulgarne pubblicamente i miglioramenti apportati in modo tale che le comunità di sviluppatori, esperti e utenti possano trarne beneficio.
Su questo argomento c’è già stata una pronuncia della Corte Costituzionale (sent. n. 122/2010) [ v. nostro precedente post del 25.4.2010 > ]. La Consulta aveva già precisato che, nel linguaggio informatico, il concetto di open source e software libero individua un modello volontario di licenza e sub-licenza per lo sfruttamento del diritto d’autore su un programma per elaboratore, che si fonda sulla diretta accessibilità al sottostante codice sorgente e sulla libera modificabilità del software concesso in uso secondo tale modello. La licenza di tipo open source, quindi, esprime la rinunzia volontaria del titolare del copyright ad utilizzare le facoltà escludenti tipiche di esso, così favorendo l’interesse degli altri operatori/utenti, sia a fruire della conoscenza del codice sorgente, sia ad utilizzare i prodotti sviluppati sulla base del primo.
In sostanza un programma open source è un software che il creatore ha deciso di mettere a disposizione degli altri utenti, autorizzandoli a studiare il codice sorgente, a modificarlo e a ridistribuirlo liberamente, sia pure con le limitazioni che le parti possono pattuire nell’ambito dell’autonomia negoziale.
Sull’informatica libera nella P.A., non mancano precedenti, ulteriori disposizioni regolamentari e di legge tuttora vigenti. Già con la direttiva ministeriale 19 dicembre 2003 (Sviluppo ed utilizzazione dei programmi informatici da parte delle pubbliche amministrazioni ) si fornivano alle pubbliche amministrazioni indicazioni tecnico-operativi che privilegiavano l’acquisizione di ICT “open source” o “a codice sorgente aperto”.
Inoltre già la Legge Finanziaria 2007, all’art. 1, comma 895 della L. 27 dicembre 2006, n. 296, stabiliva che nella valutazione dei progetti per la società dell’informazione finanziati ai sensi del comma 892 si doveva dare priorità a quelli che utilizzano o sviluppano applicazioni software a codice aperto (open source), con uno stanziamento annuale di 5 Mln di euro destinato all’Agenzia nazionale per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione.
Fonte: Camera dei Deputati – Servizio Studi (Dossier n. D11201B del 14.12.2011)
INFORMATICA LIBERA NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE _ nuovo art. 68 del Codice dell’Amministrazione Digitale
“SEMPLIFICAZIONI” PRIVACY _ con il Decreto “Salva Italia” non cambia nulla, anzi …
Nel Decreto “Salva Italia” ci sono disposizioni che completano un’operazione di delegificazione delle norme in materia di privacy e misure di sicurezza già avviata dal Decreto Legge 13 maggio 2011, n. 70 (v. lett. a del comma 1 dell’art. 6 del c.d. Decreto Sviluppo 2011) in cui l’applicazione del Codice Privacy era stato escluso nei casi di trattamento dei dati personali relativi a persone giuridiche, imprese, enti o associazioni effettuato nell’ambito di rapporti intercorrenti esclusivamente tra i medesimi soggetti per le finalità amministrativo – contabili. Per la dettagliata analisi dell’ANORC dell’ avvocato Andrea Lisi, con il Decreto Legge 6.12.2011 n. 201 – c.d. “Salva Italia”, “non cambia nulla, ma proprio nulla per imprese e PA in termini di adempimenti privacy, anzi, con quest’ultima riforma si blocca anche qualche pericolosa, precedente tendenza verso la selvaggia semplificazione. Molti hanno divagato spensieratamente sulla nuova definizione di dato personale, senza rendersi conto nella maggior parte dei casi che la nozione di titolare del trattamento dei dati personali non è cambiata e per i titolari imprese e PA non è, quindi, cambiato nulla! ” . Viste le nuove norme, ci sono certamente notevoli modifiche al D.Lgs. 196/2003 e al CAD, ma queste per imprese ed enti comporteranno minori tutele (in quanto persone giuridiche) in materia di privacy, mentre dal punto di vista organizzativo e delle misure di sicurezza non cambia assolutamente nulla, ed anzi essi dovranno preoccuparsi di adottare e conformarsi ai noti adempimenti in tema di misure minime, necessarie e idonee. Ecco perchè … >>
[ Fonte: News 15/12/2011 in ANORC.IT, Modifiche Privacy nel Decreto “Salva Italia”: non cambia nulla per imprese ed enti, anzi…, di Andrea Lisi e Graziano Garrisi ]
AGENDA DIGITALE EUROPEA: l’ICT della cultura per la crescita, l’occupazione e la qualità della vita [ Raccomandazione Commissione UE 27.10.2011 ]
La Commissione Europea ha emanato il 27 ottobre la Raccomandazione “sulla digitalizzazione e l’accessibilità on line del materiale culturale e sulla conservazione digitale” [ v. comunicato stampa > e commento dal sito ANORC.IT dell'Avv. Andrea Lisi > ]. Questo documento si integra con l’Agenda digitale europea, ed è anche parte essenziale della strategia di Europa 2020. L’Agenda digitale europea punta sull’ICT della cultura per ottimizzare le tecnologie dell’informazione, ottenere la crescita economica, nuovi posti di lavoro e qualità della vita dei cittadini europei. Per la Commissione Europea gli Stati membri devono:
- sviluppare la loro pianificazione, il monitoraggio e il finanziamento di “materiale culturale”;
- incoraggiare partenariati tra istituzioni culturali e il settore privato al fine di stimolare il finanziamento della digitalizzazione di “materiale culturale” e stimolare usi innovativi di tale materiale;
- migliorare l’accesso e l’utilizzo del “materiale culturale” digitalizzato che è di pubblico dominio;
- creare un quadro giuridico per migliorare le condizioni per la digitalizzazione e l’accessibilità on line del materiale protetti da copyright, l’attuazione della Direttiva sulle “opere orfane”, una volta adottata, e l’accessibilità delle opere fuori commercio;
- assicurarsi che il “materiale culturale” digitalizzato e tutti i capolavori di pubblico dominio siano accessibili tramite EUROPEANA, la biblioteca digitale dell’Unione europea, entro il 2015.
La digitalizzazione e la conservazione del patrimonio culturale europeo comprende materiali a stampa (libri, riviste, giornali), fotografie, oggetti museali, documenti d’archivio, materiali sonori e audiovisivi, monumenti e siti archeologici, su cui è già attiva in rete EUROPEANA , piattaforma tecnologica che con software open source ha realizzato un museo/archivio/banca-dati aperto ai conferimenti e alla condivizione di materiali culturali in cui sono già disponibili oltre 19 milioni di materiali culturali, con l’obiettivo di arrivare a 30 milioni di materiali culturali entro il 2015. Per la Commisione Europea i costi di questa operazione dell’ICT al servizio dell’industria culturale sono elevati e non possono essere sostenuti soltanto dal finanziamento pubblico.
In tempi di recessione economica globale, rischio default degli Stati e crescita prossima allo zero assoluto, appare quasi velleitario invocare una rinascita del mecenatismo. Ma a contrariis di questo, e a testimoniare la redditività dell’investimento in cultura, sta il recente rapporto di Unioncamere e della Fondazione Symbola “L’Italia che verrà – industrie culturali, made in Italy e territori” [ consulta il rapporto qui > ] da cui risulta che l’Italia un suo ruolo vincente sui mercati internazionali ce l’ha sempre ed è proprio quello dell’industria della cultura. Nel triennio 2007-2010 il “Sistema produttivo culturale” ha creato valore aggiunto ed occupazione, determinando una dimensione industriale della produzione culturale. Nel solo 2010 il valore aggiunto del settore ha superato i 68 miliardi di euro, corrispondenti al 4,9% del valore nazionale (nel 2007 l’incidenza era pari al 4,8%), contro i circa 3,5% della meccanica e dei mezzi di trasporto. In termini di occupazione, il sistema produttivo culturale interessa ben 1,4 milioni di occupati (5,7% dell’occupazione totale nazionale) e ha segnato nel triennio 2007-2010 un aumento dell’occupazione di quasi un punto percentuale (+0,9%), corrispondente a 13 mila occupati in più, contro una flessione subita a livello complessivo nazionale di circa 2 punti percentuali. Le regioni che mostrano una maggior specializzazione culturale sono Lazio, Marche e Veneto dove l’incidenza del valore aggiunto prodotto dal sistema produttivo culturale sul totale dell’economia è pari o superiore al 6%. Considerando globalmente l’indotto del turismo, l’impegno della PA e le attività del non profit, il peso dell’industria culturale nel sistema economico italiano è certamente ancora più elevato.
NUOVO PROGETTO MER _ piano d’azione per la rinascita di Maemo – MeeGo
Qualche giorno fa sulla mailing list di Meego, è stata comunicata la rinascita del progetto Mer il cui obiettivo è di realizzare un sistema operativo veramente aperto, come avrebbe voluto e dovuto essere Meego, il promettente sistema operativo open source basato su Maemo e Moblin che purtroppo Nokia e Intel hanno abbandonato, la prima per accordarsi con Microsoft e la seconda per il nuovo SO Tizen.
Come già la vicenda della OpenDocument Foundation vincente su Oracle sulla suite LibreOffice-OpenOffice dimostra, le community dell’open source non accettano passivamente decisioni e “strategie” dei grandi produttori dell’ICT, anche la community di MeeGo, dopo la MeeGo Conference del maggio scorso, continua a dare evidenti segnali di vitalità,, difende con orgoglio il lavoro di sviluppo del software, mostra la volontà di continuare a operare secondo il modello etico dell’informatica libera e aperta, nel solco della solida tecnologia basata sul nucleo Linux.
E’ un segnale confortante perchè le tecnologie dell’ICT, in particolare il settore “mobile“, hanno un impatto crescente sulla cultura, sulla società e sull’economia globalizzata. La competizione è alta perchè questo settore è veramente strategico (smartphone, tablet, netbook, pc palmari, dispositivi per auto, smart TV, ecc…). Quindi non è certo rassicurante che tutto sia nelle mani dello strapotere oligopolistico di Google – Android ed Apple – iOS .
Il Maemo Riconstructed, in sigla Progetto Mer si ripropone, riparte dall’eredità Maemo-Moblin per un nuovo MeeGo Ricostruito. Tutto è iniziato il 3 ottobre con il citato messaggio comparso sul sito MeeGo.com in cui lo sviluppatore Carsten Munk proponeva una ripresa coordinata del progetto Mer “MeeGo Reconstructed – a plan of action and direction for MeeGo” considerato sostenibile per riattivare MeeGo. Munk ricorda che MeeGo è nato dal progetto Mer che a sua volta è stato un Maemo Ricostruito. Nel messaggio Munk ha dichiarato: “Siamo stati grandi in materia di governance aperta, di sviluppo aperto e open source” e che la resurrezione del Progetto Mer non è anti-Intel, nè anti-Tizen, il progetto invece prevede di collaborare con gli sforzi del nuovo sistema operativo di Intel. “Abbiamo deciso di affrontare i problemi e i potenziali scenari di cambiamento di MeeGo alla luce della riallocazione di risorse determinata dal nuovo lavoro di Tizen“.
Il messaggio di Munk è molto interessante perchè descrive dal di dentro, in modo straordinariamente lucido, la reale situazione dei team e community al lavoro sul sistema operativo MeeGo. Da agosto il lavoro di sviluppo del software e della MeeGo tablet sono in stallo totale, ma il Core MeeGo funziona bene, quindi è ormai tempo di riprendere il codice sorgente e usarlo per un’opera di ricostruzione. Mer sarà un programma di sviluppo aperto, governato dalla meritocrazia. Il lavoro non sarà rivolto agli utenti finali, ma ai produttori dei dispositivi che saranno i principali committenti della piattaforma. Mer sarà quindi una struttura produttiva orientata all’hardware, cioè ai dispositivi e ai loro produttori. Le architetture comprenderanno MeeGo, Tizen, Qt, EFL, HTML5, e altre tecnologie, per portare l’innovazione nel settore dei sistemi operativi “mobile”. Il progetto Mer invoca esplicitamente il sostegno della Linux Foundation perchè vuole portare avanti lo “spirito MeeGo” lavorando per un “ultra-portable Linux, core HTML5/QML/JS” su cui costruire la linea produttiva. Gli organizzatori del progetto chiamano le persone a partecipare ai lavori del progetto Tizen di Intel che però risulta essere completamente diverso. Su questo Munk dice che “il carico di mantenimento di 302 pacchetti sorgente – gran parte del software tipico di Linux – è significativamente inferiore a quello dei 1.400 pacchetti che sono oggi in MeeGo“. Munk dice che il progetto Mer utilizzerà un altro insegnamento tratto dall’esperienza di MeeGo: “Vogliamo anche il porting di questo lavoro in tutto il mondo, ARMv6 / 7 – hardfp, softfp, i486, Atom, MIPS, ecc … – che permette molta più libertà per il porting di nuovi dispositivi“.
L’attività del progetto Mer è visibile sul sito http://maemo.org/, dove un altro esponente del progetto, Robin Burchell, dichiara che Mer è incentrato nella direzione di un MeeGo 2.0, un sistema basato sul core Linux che non avrà un’interfaccia utente, quindi sarà uno strumento per lo sviluppo di prodotti. Burchell scrive: “Non vedo l’ora di mettere in esecuzione un sistema MeeGo UX – Mer sul mio N900” confermando che il mitico “mattoncino nero” (nell’immagine con MeeGo in esecuzione) prematuramente abbandonato da Nokia come MeeGo, è invece un dispositivo che ha tuttora un alto potenziale tecnico, e infatti è usato dagli sviluppatori nei test e nello sviluppo di MeeGo.
Fonti:
- Nasce – o meglio, ritorna – il progetto Mer, in MeegoLinux.it
- Will the Mer Project Keep MeeGo Alive?, di Rikki Kite in Open Source Matters – Network World
Dig.Eat ANORC – regole tecniche al forum nazionale sulla dematerializzazione dei documenti
In un precedente post avevamo introdotto la Circolare Serie Legale 17/2011 con cui l’ABI ha commentato le disposizioni del Codice dell’Amministrazione Digitale di maggior rilievo per banche e intermediari finanziari. Si torna sull’argomento perchè il 5 agosto 2011 è stata pubblicata la bozza di consultazione delle regole tecniche in materia di documento informatico, gestione documentale e sistema di conservazione dei documenti informatici, divenuta definitiva il 10 settembre scorso. La documentazione è disponibile sul sito dell’Ente DigitPA qui >
Su questo tema, torna a fine ottobre a Roma Dig.Eat, il Forum nazionale sulla dematerializzazione dei documenti organizzato da Anorc (Associazione Nazionale Operatori e Responsabili della Conservazione digitale dei documenti). Anche quest’anno la manifestazione si propone come importante momento di confronto e riflessione sullo stato e i destini della digitalizzazione nel nostro Paese: con Dig.Eat Anorc vuole analizzare lo stato di questo innovativo processo nato dall’intreccio di tecnologia, legislazione ed economia, campi su cui a loro volta si riverberano gli effetti della rivoluzione di sistemi e abitudini che la dematerializzazione comporta. Verso quali mete si muove la digitalizzazione? A che velocità? Questi sono i quesiti a cui Dig.Eat vuole rispondere nelle due giornate del 26 e del 27 ottobre, mettendo sul tavolo della discussione le nuove Regole Tecniche che verranno a breve definitivamente pubblicate da DigitPa, attorno alle quali si confronteranno esperti, istituzioni, imprese. A conclusione del Forum, nel pomeriggio del 27, si terrà l’annuale Assemblea Generale dei Soci Anorc.
Fonte: newsletter ANORC – 16.9.2011
Luogo convegno: Centro Congressi Cavour, via Cavour 50/a – Roma Data: 26 e 27 ottobre 2011 Orari: 8:45 – 13:30/ 14:30 – 17:30 maggiori info: segreteria@anorc.it.
INTERNET PUBBLICA E GRATUITA _ Progetto reti pubbliche federate Free ItaliaWiFi
Provincia di Roma, Regione Sardegna e Comune di Venezia hanno lanciato il progetto Free ItaliaWiFi per la collaborazione e il sostegno al WiFi pubblico e libero. Si realizza così un sistema integrato delle reti WiFi pubbliche, che consente a tutti gli utenti registrati su una rete di avere accesso anche alle altre reti federate con le stesse credenziali. In pratica, gli utenti di provinciaWiFi in Roma possono navigare gratuitamente sulle reti WiFi delle rispettive amministrazioni anche quando sono a Venezia o in Sardegna, a Torino, Genova, nelle province di Grosseto, Prato e Gorizia, utilizzando le stesse credenziali di provinciaWiFi. Questi utenti “in trasferta” dovranno soltanto aggiungere “@provinciawifi” al proprio username (tipicamente il numero di cellulare) continuando comunque a usare la stessa password .
Tutte le reti WiFi così federate garantiscono agli utenti 300MB di traffico e/o due ore di navigazione giornaliere gratuite in base all’articolo 8 dei Principi della Federazione Free ItaliaWiFi. E’ in previsione che presto la rete Free ItaliaWiFi sarà progressivamente estesa a molte altre città e amministrazioni locali.
Il progetto, è ritenuto strategico dalla Provincia di Roma che gli ha dato notevole impulso (300 hot-spot pubblici già attivi nel territorio) ed è stato realizzato col supporto tecnico del Consorzio Interuniversitario Caspur che oltre ad essere il partner tecnico per ProvinciaWiFi, gestirà anche il nodo di interscambio nazionale di Free ItaliaWiFI.
La futura biblioteca di Birmingham è già visitabile su Second Life
Molti fustigatori della realtà virtuale e in genere delle astrazioni del Web 2.0, storceranno il naso anche davanti alla Cyber-Passeggiata più culturale della Rete:
la visita virtuale della biblioteca di Birmingham.
Si tratta di una visita virtuale possibile grazie a Second Life, fin’ora dipinta come non luogo di spersonalizzante vita digitale, che questa volta mostra le potenzialità di un web-spazio, in grado di fare ben altro che escursioni in isole-che-non-esistono, con una passeggiata nella biblioteca di Birmingham la cui apertura è prevista per il 2013.
Second Life è un mondo virtuale che consente agli utenti di assumere una seconda identità digitale ed esplorare un mondo tridimensionale. E’ quindi uno strumento che consente alle persone di “andare” in luoghi che non potrebbero altrimenti visitare, o di partecipare a eventi virtuali. Second Life è ancora considerato uno strumento web 2.0 per un pubblico di nicchia ed effettivamente non è ancora intuitivo da usare come dovrebbe.
Ma allora viene da chiedersi: come mai l’Amministrazione di Birmingham ha deciso di rendere “visitabile” una biblioteca ancora non costruita tramite Second Life?
Digital Birmingham, Birmingham Library Service e Daden Limited (Compagnia di digitalizazione virtuale), hanno deciso di creare un modello virtuale della nuova (e futura) biblioteca di Birmingham sulla piattaforma Second Life per due scopi:
- mostrare al personale e ai cittadini come sarà la biblioteca, per avere loro indicazioni e suggerimenti sulle funzionalità, l’utilizzo, l’uso dell’edificio e delle strutture.
- studiare la fattibilità di un servizio di biblioteca virtuale, in pratica offrire la consultazione on-line dei volumi in catalogo.

Simon Whitehouse di Digital Birmingham ha dichiarato:
“In ambiente di realtà virtuale, la gente non si imbatte per caso sulla via dello shopping dicendo ‘ooh, la biblioteca…vado a dare uno sguardo’. Così si fa sapere che in quel luogo ci sarà una bibioteca”.
Questa dichiarazione è emblematica dello spirito di condivisione con cui si sta gestendo un progetto di cultura democratica e partecipata, in cui la tecnologia si mette a disposizione della collettività, anzi è la collettività entrando con i libri nelle case delle persone, magari anche non autonome e quindi non in grado di fruire la biblioteca di persona.
La Linden Lab afferma che sta studiando il modo per accedere virtualmente alla biblioteca, anche senza scaricare e configurare Second Life, direttamente da browser.
Un esempio? Ecco un video YouTube della biblioteca di Birmingham (virtuale…per ora).
Il comunicato del Birmingham City Council
La Biblioteca Virtuale di Birmingham è un modello 3D interattivo della nuova costruzione simbolo della città, che il pubblico può esplorare on line collegandosi a Second Life. La Biblioteca Virtuale permette di esplorare la nuova libreria, passeggiando attraverso i suoi spazi tra cui la rotonda centrale, circondata da migliaia di libri, la Sala di Shakespeare Memorial, le terrazze all’aperto, e molti altri. Potrai anche essere in grado di fornire un feedback e lasciare commenti, che aiuteranno a fornire consigli per il continuo sviluppo dei servizi bibliotecari. Per leggere il comunicato integrale clic qui
Questo articolo è dedicato a Giulio Tremonti, ministro delle Finanze che riassume l’atteggiamento verso la cultura suo e del governo di cui fa parte, con la seguente frase:
“la cultura non si mangia…”
CODICE DELL’AMMINISTRAZIONE DIGITALE _ novità rilevanti nel sistema bancario (Circolare dell’ABI)
Con sua Circolare Serie Legale n. 17 – 8 luglio 2011 [ v. qui il documento > ], l’Associazione Bancaria Italiana ha commentato le disposizioni del CAD di maggior rilievo per le banche e per gli intermediari finanziari.
Per l’ABI, le innovazioni introdotte dal D.Lgs. 235/2010 sul tronco principale del D.Lgs. 22/2005, in vigore dal gennaio scorso, riguardano principalmente i seguenti profili:
- rapporti tra i privati e la P.A. per quanto attiene i pagamenti e le comunicazioni
- posta elettronica certificata
- tipologia di firme elettroniche
- modalità di conservazione delle copie informatiche e accreditamento del processo.
Sono quindi questi gli argomenti affrontati dalla circolare dell’ABI, che si è riservata di tornare a breve sull’argomento, in particolare sulle regole tecniche, quando saranno emanate decreti attuativi che regolamenteranno i pagamenti telematici alla P.A. e lo scambio di comunicazioni/dati/documenti fra imprese e P.A. (entro il 25 luglio 2011).
Sull’argomenti vedasi precedente post NUOVO CODICE DELL’AMMINISTRAZIONE DIGITALE _ In vigore dal 25 gennaio 2011
Prospera è un’ associazione, vero e proprio network in cui da due anni lavorano, in regime di volontariato, imprenditori, docenti universitari e professionisti provenienti da realtà aziendali di vari settori, per sostenere speranze e ambizioni delle nuove generazioni e non solo. Per realizzare questo loro progetto hanno dato vita a
“L’innovazione è al centro dei nostri pensieri, sia nella vita professionale sia negli stimoli che vogliamo portare nel sociale. Siamo convinti che gran parte dello sviluppo che appunto vogliamo stimolare abbia le sue basi proprio in uno sviluppo di idee e di servizi che partono anche, ma non solo, dalla tecnologia“. Questo è in sintesi il pensiero di Pier Luigi Corcoruto, che ha saputo aggregare nell’iniziativa di network della costruzione di nuova imprenditoria diffusa IT, per i giovani e non solo, 300 manager, imprenditori, professori universitari, organizzati in otto distretti che coprono gran parte del territorio italiano.


