Cornetto, cappuccino e Internet [ Wi-Fi PUBBLICO e DECRETO MILLEPROROGHE ]

Nella Newletter del 23 marzo di BancaForte.IT – piattaforma ICT di ABI e Bancaria Editrice – c’è un dettagliato report sull’ultima manovra del governo che toglie vincoli e obblighi di identificazione alle reti wireless pubbliche. La nuova Internet “on air _ free” è una tecnologia che, combinata alla straordinaria diffusione di smartphone, tablet e piccoli pc, ha uno straordinario potenziale, in grado di innescare mutamenti epocali nelle abitudini della gente, nella comunicazione, nel costume sociale, nelle dinamiche del consumo e dell’e-commerce, senza contare prevedibili effetti nella promozione di cultura e, perchè no, di cittadinanza attiva delle comunità locali. Le città italiane, Roma in testa con il progetto Provincia Wi-Fi – Caspur, si muovono per diffondere sempre più una rete in costante espansione in edifici pubblici o aperti al pubblico, piazze, parchi, biblioteche comunali, scuole, musei e zone commerciali, procedendo alla strutturazione di spazi outdoor, con un “modello aperto” di federazione delle reti già esistenti . Peraltro, è bene valutare che questa liberalizzazione non comporta totale irresponsabilità per chi (privato, ente pubblico, azienda) fornisce il libero accesso tramite una rete wifi aperta. Un sistema di autenticazione permette invece di stabilire dei limiti temporali o di traffico per ciascun singolo utente, mette al riparo da responsabilità per reati che siano stati commessi dai terzi fruitori dell’hot-spot pubblico, e di avvisare o bloccare l’utente in caso di uso improprio o abusivo. Sull’argomento v. Wifi: nuova normativa 2012, da Innovationquality.IT   _  F. Volpi, Cornetto, cappuccino e Internet, in Bancaforte.IT, 23.3.2012

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STATO DELL’ARTE DELL’AGENDA DIGITALE _ l’ICT pubblica nel Decreto Semplificazioni

Con un emendamento del 29.2.2012 nel testo del Decreto Legge 5/2012, all’esame del Parlamento per la conversione in legge, è stato inserito nell’articolato del provvedimento un art. 47-bis (Digitalizzazione e riorganizzazione) che disciplina la digitalizazione e l’ICT dei Comuni [ v. qui report da OpenParlamento ] . Con questa norma, i Comuni con popolazione fino a 5mila abitanti non potranno più gestire internamente le funzioni Ict ma dovranno trasferirle a una gestione associata sovracomunale. Le funzioni Ict da porre in gestione associata comprendono infrastrutture di rete, acquisto di licenze software, applicativi software, fonia, apparati di banche dati, la formazione informatica e la consulenza nel settore dell’informatica. Entro due mesi dalla data di entrata in vigore del provvedimento, ogni Regione dovrà individuare le modalità “con propria legge, previa concertazione con i comuni interessati”, “secondo i principi di economicità, di efficienza e di riduzione delle spese”. Finalmente sistemi open source e informatica libera nella pubblica amministrazione ?
Ci sono poi altre novità derivanti dal passaggio alla Camera del Decreto “Semplificazioni” che riguardano la c.d. Agenda Digitale, che avrà ricadute sui cittadini, la scuola, le imprese e le Pubbliche Amministrazioni. Lo stato dell’arte nella costruzione dell’Agenda Digitale prevede una complessa serie di misure e interventi in materia di infrastrutture tecnologiche, open data, cloud computing, E-government, accesso alla rete negli spazi pubblici collettivi, smart communities. A partire dal primo gennaio 2014, le comunicazioni con le pubbliche amministrazioni dovranno avvenire esclusivamente per via web o via posta certificata. La complessa serie di provvedimenti dell’Agenda Digitale è visibile in una tabella pubblicata il 9.3.2012 da Forum PA [ Decreto Semplifica Italia: dopo la fiducia ecco cosa cambia, di V. Postacchini ].
Resta da vedere sul campo in che misura l’Agenda Digitale italiana sarà linea con le linee-guida dell’Agenda Digitale dell’Unione Europea (Comunicazione Commissione europea, 26 agosto 2010), in particolare di “ottenere vantaggi socioeconomici sostenibili grazie a un mercato digitale unico basato su internet veloce e superveloce e su applicazioni interoperabili”, di realizzare il mercato digitale unico, incrementare la fiducia e la sicurezza on line, promuovere un accesso a Internet veloce e superveloce per tutti, investire nella ricerca, nell’innovazione e nell’alfabetizzazione informatica, al fine di assicurare a tutti i cittadini europei le competenze e l’inclusione nel mondo digitale.
Secondo gli impegni assunti dal Governo il 15 marzo scorso, l’Agenda Digitale prevede provvedimenti su: banda larga e ultralarga entro il 2020; defiscalizzazione del commercio online e modello unico di contratto gli utenti; E-Government, accesso alle informazioni, standard per open data e cloud computing; carta di identità elettronica; alfabetizzazione informatica nelle scuole; investimenti in ricerca e sviluppo; facilitazione della partecipazione ai bandi UE. a fine giugno dovrebbe vedere la luce il decreto DigItalia [ v. qui da Forum PA, il documento ufficiale del Governo ]

 

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DL SEMPLIFICAZIONI, PRIVACY E REATI INFORMATICI: soppresso il DPS, restano responsabilità e rischi

Il Decreto Legge 5/2012 – “Semplificazioni”  attualmente all’esame del Parlamento per la conversione in legge – ha cambiato alcune disposizione del Codice Privacy in materia di protezione dei dati personali, abolendo l’obbligo di redigere e aggiornare, entro il 31 marzo di ogni anno, il documento programmatico sulla sicurezza (DPS).
Ciò non tolglie che tutte le norme di tutela della privacy e sicurezza dei dati previste dal D.Lgs. 196/2003 sono comunque valide e restano in vigore, in particolare quelle inerenti i dati sensibili. L’eliminazione del DPS dal novero delle misure minime di sicurezza non diminuisce la responsabilità dei titolari di trattamento di dati, che debbono continuare a tenere traccia, in modo organico e coordinato, delle misure di sicurezza effettivamente adottate mantenendo la qualità, la correttezza, la disponibilità e l’obbligatoria riservatezza dei dati trattati. Permangono le “misure idonee” (art. 31 del D.Lgs n. 196/03) che il Titolare del trattamento deve adottare in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico, alla natura dei dati e alle specifiche caratteristiche del trattamento.
A riprova del permanere di responsabilità e rischi, da ultimo, c’è anche la recentissima sentenza della V^ sez. penale della Cassazione (sent. n. 8555 del 5 marzo 2012) che ha inquadrato nel reato di danneggiamento di sistemi informatici (art. 635-bis Codice Penale) la fattispece della cancellazione di files in un pc aziendale. Se pensiamo che questa figura di reato rientra è nell’elenco di norme penali che danno luogo alla responsabilità para-penale delle aziende (ex art. 24-bis D.Lgs.231/2001) anche questo dimostra che l’abrogazione delle norme sul DPS e le altre semplificazioni del Codice Privacy non diminuiscono, anzi aumentano, i potenziali rischi per le aziende. In definitiva, non è opportuno diminuire procedure e misure di sicurezza a protezione dati ed in particolare, permane intatta tutta la problematica di efficaci presidi per la prevenzione dei c.d. “cyber crimes“.

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RASPBERRY PI – riavviare l’informatica nelle scuole

Raspberry Pi è un pc grande come una carta di credito e dal costo irrisorio (meno di 30 Euro) che ha conquistato l’attenzione dei media e del web. Tra gli aspetti di maggior interesse del dispositivo c’è quello trattato nel Guardian online di gennaio nell’articolo Raspberry Pi device will ‘reboot computing in schools’ di Joanna Moorhead, che affronta il tema del difficile rapporto tra scuola e informatica. Il linguaggio dei bit e i suoi mille dialetti sono arti dure da apprendere, ma spesso trascurate nel mondo della scuola. Nonostante l’ICT sia il nuovo alfabeto della comunicazione e della conoscenza, è sempre più diffusa l’ignoranza dei principi basilari di tecnica computazionale, che si traduce in una nuova, dilagante forma di analfabetismo. L’ironia delle nuove tecnologie consiste in questo, nell’essere un po’ tutti degli ignoranti informatizzati. Questo accade perchè una generazione fa, gli utenti dei computer dovevano digitare “a manina”, in linea di comando, la sintassi delle operazioni più semplici, oggi invece basta sfiorare uno schermo, avviare un’applicazione, per fare qualsiasi cosa. Questo a lungo andare porterà a dipendere totalmente da tecnologie di cui si è perso ogni controllo razionale, di cui si è totalmente all’oscuro. Una prospettiva preoccupante, veramente troppo vicina agli scenari della letteratura orwelliana per poter essere accettata.
Eben Upton docente di informatica a Cambridge, ha iniziato a porsi questo problema cinque anni fa, quando rilevò un tratto inquietante tra i candidati che selezionava per i suoi corsi: “Nessuno di loro sembrava conoscere a sufficienza ciò che realmente è un computer o come funzionava“. Upton si rese così conto che le scuole non insegnavano i principi fondamentali del calcolo e della programmazione, ma solo l’uso dei software “che sono ad un livello piuttosto basso nel valore delle competenze. Gli studenti non hanno cultura adeguata su come i computer sono programmati, costruiti e fatti funzionare“. La risposta, è stata individuata nello sviluppo di computer con cui i bambini acquisiscano fin da piccoli la cultura per un “… ritorno a un’emozionante macchina programmabile come il vecchio BBC Micro” dal costo molto basso, in modo che ogni bambino possa avere uno.
Upton cinque anni fa’ riunì un gruppo di colleghi, studiosi e appassionati di computer intorno a lui, e ne uscì il progetto didattico del Raspberry Pi – un micro pc grande come una carta di credito e completamente programmabile, sostenuto dalle comunità dell’informatica libera come GNU Linux, l’unico adatto alla missione didattica del Raspberry Pi. La Raspberry Pi Foundation è infatti un ente no profit con l’ “ambizione di mantenere i costi più bassi possibile consentendo al maggior numero possibile di scuole di investire in didattica dell’ICT per i loro studenti” e la speranza che le aziende sponsorizzino il progetto anche nelle scuole finanziariamente meno munite.
Nella scuola statale Kesgrave di Ipswich, l’insegnante di informatica Clive Beale attende con impazienza le macchine, per la docente “… abbiamo fallito in quello che io chiamerei il pensiero computazionale, che è un modo di pensare e risolvere i problemi … applicabile a tutto l’ambito curricolare, quindi in grado di dare agli allievi un vantaggi enormi per le loro competenze“. Per la Beale il Raspberry Pi è il micro pc che sta per riavviare il computer nelle scuole e come lei la pense il Prof. Simon Peyton Jones:”Siamo consapevoli che la fisica, per esempio, è una materia di cui i bambini devono avere una conoscenza di base, perché lo studio dei suoi principi è la chiave di tutto il mondo esistente. E lo stesso rilievo pervasivo della realtà vale per la tecnologia del computer. Vogliamo che gli adulti di domani vedano il loro computer come una scatola misteriosa che non possono capire, o che abbiano la capacità di dominarlo ?

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INFORMATICA LIBERA NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE _ nuovo art. 68 del Codice dell’Amministrazione Digitale

L’articolo 29-bis del Decreto Legge “Salva Italia” modifica parzialmente l’art. 68, comma 1 del Decreto Legislativo n. 82/2005 (CAD – Codice dell’Amministrazione Digitale) prevedendo per la pubblica amministrazione l’utilizzo di programmi informatici appartenenti alla categoria del software libero o a codice sorgente aperto. Peraltro, come si vedrà, la norma non è nuova e anzi ha importanti precedenti in giurisprudenza e normativa.
La norma del CAD modificata prevede che le pubbliche amministrazioni acquisiscono programmi informatici a seguito di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico tra varie soluzioni disponibili sul mercato tra cui, alla lettera d) dell’articolo, i “programmi informatici appartenenti alla categoria del software libero o a codice sorgente aperto“. Quello che segue descrive lo stato di progressivo recepimento nella Pubblica Amministrazione delle metodiche di sviluppo, implementazione e diffusione dell’informatica libera, il c.d. copyleft, tra cui quello formalizzato dalla FSF – Free Software Foundation con la licenza GPL – General Public License .
Secondo queste fonti, per “software libero” si intendono sistemi operativi, programmi ed applicazioni in cui il produttore concede all’utente la libertà di eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il software o, più precisamente: libertà di eseguire il programma, per qualsiasi scopo; libertà di studiare il funzionamento del programma, di accedere al codice sorgente e di modificarlo per adattarlo alle proprie necessità; libertà di ridistribuirne copie; libertà di migliorare il programma e divulgarne pubblicamente i miglioramenti apportati in modo tale che le comunità di sviluppatori, esperti e utenti possano trarne beneficio.
Su questo argomento c’è già stata una pronuncia della Corte Costituzionale (sent. n. 122/2010) [ v. nostro precedente post del 25.4.2010 > ]. La Consulta aveva già precisato che, nel linguaggio informatico, il concetto di open source e software libero individua un modello volontario di licenza e sub-licenza per lo sfruttamento del diritto d’autore su un programma per elaboratore, che si fonda sulla diretta accessibilità al sottostante codice sorgente e sulla libera modificabilità del software concesso in uso secondo tale modello. La licenza di tipo open source, quindi, esprime la rinunzia volontaria del titolare del copyright ad utilizzare le facoltà escludenti tipiche di esso, così favorendo l’interesse degli altri operatori/utenti, sia a fruire della conoscenza del codice sorgente, sia ad utilizzare i prodotti sviluppati sulla base del primo.
In sostanza un programma open source è un software che il creatore ha deciso di mettere a disposizione degli altri utenti, autorizzandoli a studiare il codice sorgente, a modificarlo e a ridistribuirlo liberamente, sia pure con le limitazioni che le parti possono pattuire nell’ambito dell’autonomia negoziale.
Sull’informatica libera nella P.A., non mancano precedenti, ulteriori disposizioni regolamentari e di legge tuttora vigenti. Già con la direttiva ministeriale 19 dicembre 2003 (Sviluppo ed utilizzazione dei programmi informatici da parte delle pubbliche amministrazioni ) si fornivano alle pubbliche amministrazioni indicazioni tecnico-operativi che privilegiavano l’acquisizione di ICT “open source” o “a codice sorgente aperto”.
Inoltre già la Legge Finanziaria 2007, all’art. 1, comma 895 della L. 27 dicembre 2006, n. 296, stabiliva che nella valutazione dei progetti per la società dell’informazione finanziati ai sensi del comma 892 si doveva dare priorità a quelli che utilizzano o sviluppano applicazioni software a codice aperto (open source), con uno stanziamento annuale di 5 Mln di euro destinato all’Agenzia nazionale per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione.
Fonte: Camera dei Deputati – Servizio Studi (Dossier n. D11201B del 14.12.2011)

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“SEMPLIFICAZIONI” PRIVACY _ con il Decreto “Salva Italia” non cambia nulla, anzi …

Nel Decreto “Salva Italia” ci sono disposizioni che completano un’operazione di delegificazione delle norme in materia di privacy e misure di sicurezza già avviata dal Decreto Legge 13 maggio 2011, n. 70 (v. lett. a del comma 1 dell’art. 6 del c.d. Decreto Sviluppo 2011) in cui l’applicazione del Codice Privacy era stato escluso nei casi di trattamento dei dati personali relativi a persone giuridiche, imprese, enti o associazioni effettuato nell’ambito di rapporti intercorrenti esclusivamente tra i medesimi soggetti per le finalità amministrativo – contabili. Per la dettagliata analisi dell’ANORC dell’ avvocato Andrea Lisi, con il Decreto Legge 6.12.2011 n. 201 – c.d. “Salva Italia”, “non cambia nulla, ma proprio nulla per imprese e PA in termini di adempimenti privacy, anzi, con quest’ultima riforma si blocca anche qualche pericolosa, precedente tendenza verso la selvaggia semplificazione. Molti hanno divagato spensieratamente sulla nuova definizione di dato personale, senza rendersi conto nella maggior parte dei casi che la nozione di titolare del trattamento dei dati personali non è cambiata e per i titolari imprese e PA non è, quindi, cambiato nulla! ” . Viste le nuove norme, ci sono certamente notevoli modifiche al D.Lgs. 196/2003 e al CAD, ma queste per imprese ed enti comporteranno minori tutele (in quanto persone giuridiche) in materia di privacy, mentre dal punto di vista organizzativo e delle misure di sicurezza non cambia assolutamente nulla, ed anzi essi dovranno preoccuparsi di adottare e conformarsi ai noti adempimenti in tema di misure minime, necessarie e idonee. Ecco perchè … >>

[ Fonte: News 15/12/2011 in ANORC.IT, Modifiche Privacy nel Decreto “Salva Italia”: non cambia nulla per imprese ed enti, anzi…, di Andrea Lisi e Graziano Garrisi ]

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AGENDA DIGITALE EUROPEA: l’ICT della cultura per la crescita, l’occupazione e la qualità della vita [ Raccomandazione Commissione UE 27.10.2011 ]

La Commissione Europea ha emanato il 27 ottobre la Raccomandazione “sulla digitalizzazione e l’accessibilità on line del materiale culturale e sulla conservazione digitale” [ v. comunicato stampa > e commento dal sito ANORC.IT dell'Avv. Andrea Lisi > ]. Questo documento si integra con l’Agenda digitale europea, ed è anche parte essenziale della strategia di Europa 2020. L’Agenda digitale europea punta sull’ICT della cultura per ottimizzare le tecnologie dell’informazione, ottenere la crescita economica, nuovi posti di lavoro e qualità della vita dei cittadini europei. Per la Commissione Europea gli Stati membri devono:
- sviluppare la loro pianificazione, il monitoraggio e il finanziamento di “materiale culturale”;
- incoraggiare partenariati tra istituzioni culturali e il settore privato al fine di stimolare il finanziamento della digitalizzazione di “materiale culturale” e stimolare usi innovativi di tale materiale;
- migliorare l’accesso e l’utilizzo del “materiale culturale” digitalizzato che è di pubblico dominio;
- creare un quadro giuridico per migliorare le condizioni per la digitalizzazione e l’accessibilità on line del materiale protetti da copyright, l’attuazione della Direttiva sulle “opere orfane”, una volta adottata, e l’accessibilità delle opere fuori commercio;
- assicurarsi che il “materiale culturale” digitalizzato e tutti i capolavori di pubblico dominio siano accessibili tramite EUROPEANA, la biblioteca digitale dell’Unione europea, entro il 2015.
La digitalizzazione e la conservazione del patrimonio culturale europeo comprende materiali a stampa (libri, riviste, giornali), fotografie, oggetti museali, documenti d’archivio, materiali sonori e audiovisivi, monumenti e siti archeologici, su cui è già attiva in rete EUROPEANA , piattaforma tecnologica che con software open source ha realizzato un museo/archivio/banca-dati aperto ai conferimenti e alla condivizione di materiali culturali in cui sono già disponibili oltre 19 milioni di materiali culturali, con l’obiettivo di arrivare a 30 milioni di materiali culturali entro il 2015. Per la Commisione Europea i costi di questa operazione dell’ICT al servizio dell’industria culturale sono elevati e non possono essere sostenuti soltanto dal finanziamento pubblico.
In tempi di recessione economica globale, rischio default degli Stati e crescita prossima allo zero assoluto, appare quasi velleitario invocare una rinascita del mecenatismo. Ma a contrariis di questo, e a testimoniare la redditività dell’investimento in cultura, sta il recente rapporto di Unioncamere e della Fondazione Symbola “L’Italia che verrà – industrie culturali, made in Italy e territori” [ consulta il rapporto qui > ] da cui risulta che l’Italia un suo ruolo vincente sui mercati internazionali ce l’ha sempre ed è proprio quello dell’industria della cultura. Nel triennio 2007-2010 il “Sistema produttivo culturale” ha creato valore aggiunto ed occupazione, determinando una dimensione industriale della produzione culturale. Nel solo 2010 il valore aggiunto del settore ha superato i 68 miliardi di euro, corrispondenti al 4,9% del valore nazionale (nel 2007 l’incidenza era pari al 4,8%), contro i circa 3,5% della meccanica e dei mezzi di trasporto. In termini di occupazione, il sistema produttivo culturale interessa ben 1,4 milioni di occupati (5,7% dell’occupazione totale nazionale) e ha segnato nel triennio 2007-2010 un aumento dell’occupazione di quasi un punto percentuale (+0,9%), corrispondente a 13 mila occupati in più, contro una flessione subita a livello complessivo nazionale di circa 2 punti percentuali. Le regioni che mostrano una maggior specializzazione culturale sono Lazio, Marche e Veneto dove l’incidenza del valore aggiunto prodotto dal sistema produttivo culturale sul totale dell’economia è pari o superiore al 6%. Considerando globalmente l’indotto del turismo, l’impegno della PA e le attività del non profit, il peso dell’industria culturale nel sistema economico italiano è certamente ancora più elevato.

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NUOVO PROGETTO MER _ piano d’azione per la rinascita di Maemo – MeeGo

Qualche giorno fa sulla mailing list di Meego, è stata comunicata la rinascita del progetto Mer il cui obiettivo è di realizzare un sistema operativo veramente aperto, come avrebbe voluto e dovuto essere Meego, il promettente sistema operativo open source basato su Maemo e Moblin che purtroppo Nokia e Intel hanno abbandonato, la prima per accordarsi con Microsoft e la seconda per il nuovo SO Tizen.
Come già la vicenda della OpenDocument Foundation vincente su Oracle sulla suite LibreOffice-OpenOffice dimostra, le community dell’open source non accettano passivamente decisioni e “strategie” dei grandi produttori dell’ICT, anche la community di MeeGo, dopo la MeeGo Conference del maggio scorso, continua a dare evidenti segnali di vitalità,, difende con orgoglio il lavoro di sviluppo del software, mostra la volontà di continuare a operare secondo il modello etico dell’informatica libera e aperta, nel solco della solida tecnologia basata sul nucleo Linux.
E’ un segnale confortante perchè le tecnologie dell’ICT, in particolare il settore “mobile“, hanno un impatto crescente sulla cultura, sulla società e sull’economia globalizzata. La competizione è alta perchè questo settore è veramente strategico (smartphone, tablet, netbook, pc palmari, dispositivi per auto, smart TV, ecc…). Quindi non è certo rassicurante che tutto sia nelle mani dello strapotere oligopolistico di Google – Android ed Apple – iOS .
Il Maemo Riconstructed, in sigla Progetto Mer si ripropone, riparte dall’eredità Maemo-Moblin per un nuovo MeeGo Ricostruito. Tutto è iniziato il 3 ottobre con il citato messaggio comparso sul sito MeeGo.com in cui lo sviluppatore Carsten Munk proponeva una ripresa coordinata del progetto Mer “MeeGo Reconstructed – a plan of action and direction for MeeGo” considerato sostenibile per riattivare MeeGo. Munk ricorda che MeeGo è nato dal progetto Mer che a sua volta è stato un Maemo Ricostruito. Nel messaggio Munk ha dichiarato: “Siamo stati grandi in materia di governance aperta, di sviluppo aperto e open source” e che la resurrezione del Progetto Mer non è anti-Intel, nè anti-Tizen, il progetto invece prevede di collaborare con gli sforzi del nuovo sistema operativo di Intel. “Abbiamo deciso di affrontare i problemi e i potenziali scenari di cambiamento di MeeGo alla luce della riallocazione di risorse determinata dal nuovo lavoro di Tizen“.
Il messaggio di Munk è molto interessante perchè descrive dal di dentro, in modo straordinariamente lucido, la reale situazione dei team e community al lavoro sul sistema operativo MeeGo. Da agosto il lavoro di sviluppo del software e della MeeGo tablet  sono in stallo totale, ma il Core MeeGo funziona bene, quindi è ormai tempo di riprendere il codice sorgente e usarlo per un’opera di ricostruzione. Mer sarà un programma di sviluppo aperto, governato dalla meritocrazia. Il lavoro non sarà rivolto agli utenti finali, ma ai produttori dei dispositivi che saranno i principali committenti della piattaforma. Mer sarà quindi una struttura produttiva orientata all’hardware, cioè ai dispositivi e ai loro produttori. Le architetture comprenderanno MeeGo, Tizen, Qt, EFL, HTML5, e altre tecnologie, per portare l’innovazione nel settore dei sistemi operativi “mobile”. Il progetto Mer invoca esplicitamente il sostegno della Linux Foundation perchè vuole portare avanti lo “spirito MeeGo” lavorando per un “ultra-portable Linux, core HTML5/QML/JS” su cui costruire la linea produttiva. Gli organizzatori del progetto chiamano le persone a partecipare ai lavori del progetto Tizen di Intel che però risulta essere completamente diverso. Su questo Munk dice che “il carico di mantenimento di 302 pacchetti sorgente – gran parte del software tipico di Linux – è significativamente inferiore a quello dei 1.400 pacchetti che sono oggi in MeeGo“. Munk dice che il progetto Mer utilizzerà un altro insegnamento tratto dall’esperienza di MeeGo: “Vogliamo anche il porting di questo lavoro in tutto il mondo, ARMv6 / 7 – hardfp, softfp, i486, Atom, MIPS, ecc … – che permette molta più libertà per il porting di nuovi dispositivi“.
L’attività del progetto Mer è visibile sul sito http://maemo.org/, dove un altro esponente del progetto, Robin Burchell, dichiara che Mer è incentrato nella direzione di un MeeGo 2.0, un sistema basato sul core Linux che non avrà un’interfaccia utente, quindi sarà uno strumento per lo sviluppo di prodotti. Burchell scrive: “Non vedo l’ora di mettere in esecuzione un sistema MeeGo UX – Mer sul mio N900” confermando che il mitico “mattoncino nero” (nell’immagine con MeeGo in esecuzione) prematuramente abbandonato da Nokia come MeeGo, è invece un dispositivo che ha tuttora un alto potenziale tecnico, e infatti è usato dagli sviluppatori nei test e nello sviluppo di MeeGo.


Fonti:
- Nasce – o meglio, ritorna – il progetto Mer, in MeegoLinux.it
- Will the Mer Project Keep MeeGo Alive?, di Rikki Kite in Open Source Matters – Network World

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DigIT@lia, il PROgetto SPERAnza di Prospera

Il 28 settembre scorso, fra il Politecnico di Milano e la sala conferenze dell’ABI a Roma collegata in videoconferenza, c’è stato il lampo di un PROgetto SPERAnza, che ha squarciato l’asfittico e buio panorama dell’Information Technology italiana, lo ha fatto scattare Prospera, che è appunto un acronimo dall’obiettivo di questo network-associazione.

Prospera è un’ associazione, vero e proprio network in cui da due anni lavorano, in regime di volontariato, imprenditori, docenti universitari e professionisti provenienti da realtà aziendali di vari settori, per sostenere speranze e ambizioni delle nuove generazioni e non solo. Per realizzare questo loro progetto hanno dato vita a DigIT@lia, Agenda digitale per l’Italia delle nuove generazioni e per le nuove idee “dal basso” aggiungiamo noi, che diano impulso e chance alla nuova imprenditoria IT che può nascere dalle idee.
Pier Luigi Curcuruto, Presidente dell’associazione Prospera ha affermato che innovazione e sociale devono andare unite e devono contribuire a creare nuovi stimoli per il mondo delle istituzioni.

L’innovazione è al centro dei nostri pensieri, sia nella vita professionale sia negli stimoli che vogliamo portare nel sociale. Siamo convinti che gran parte dello sviluppo che appunto vogliamo stimolare abbia le sue basi proprio in uno sviluppo di idee e di servizi che partono anche, ma non solo, dalla tecnologia“. Questo è in sintesi il pensiero di Pier Luigi Corcoruto, che ha saputo aggregare nell’iniziativa di network della costruzione di nuova imprenditoria diffusa IT, per i giovani e non solo, 300 manager, imprenditori, professori universitari, organizzati in otto distretti che coprono gran parte del territorio italiano.

Il Barcamp di DigIT@lia
Barcamp è un termine tipico delle community di tecnologia web e OpenSource, si tratta di riunioni fuori dallo schema classico del congresso o del seminario, dove ci sono dei relatori e un pubblico più o meno attivo nella discussione, nel barcamp tutto è “orizzontale”, ogni partecipante è relatore e pubblico nello stesso tempo, con una “democratizzazione” dell’evento.
Nell’Aula Rogers del Politecnico di Milano e in videoconferenza da Roma, al Centro Congressi ABI – Associazione Bancaria Italiana, questo è stato lo stile della discussione, inframmezzata da video di ideaTRE60 su progetto di Fondazione Italiana Accenture fra gli sponsor principali e partner del Barcamp DigIT@lia.

Dal comunicato stampa di Prospera sul Barcamp DigIT@lia
Il progetto DigIT@lia si prefigge di sensibilizzare il Paese sulla situazione in cui si trova in relazione all’adozione ed all’uso dell’ICT – Information & Communication Technology e di promuovere iniziative concrete in grado di stimolare nuovi investimenti in ricerca, innovazione ed istruzione, per valorizzare il talento e il capitale umano, soprattutto i giovani, nella speranza di innescare una profonda quanto rapida inversione di tendenza.
Il primo BARCAMP, realizzato con la media partnership di Fondazione Italiana Accenture, rappresenta un momento di riflessione, interazione e scambio propositivo di idee e opinioni su quanto emerso nei lavori e nell’esperienza di DigIt@lia, con l’obiettivo di far nascere un concorso per idee che contribuiscano a generare proposte progettuali su come il Digitale possa contribuire a creare un futuro diverso per il Paese, con l’obiettivo di coinvolgere nel dibattito le Imprese, le Istituzioni, il mondo accademico, i giovani.

L’Information & Communication Technology, sebbene sia uno dei principali motori di innovazione del Paese, in grado di contribuire allo sviluppo sostenibile economico e sociale nazionale, non è adeguatamente riconosciuto e valorizzato. Un Paese non in grado di crescere e di innovare non ha futuro, ed è per questo che Prospera ha lanciato il Progetto DigIT@lia, che sta coinvolgendo a titolo personale oltre 300 manager ed altrettanti giovani. (Fonte comunicati.net)

Video DigIT@lia: ICT per il benessere sociale nel futuro
Siamo una civiltà immersa nell’ICT e nel multimediale, non c’è nulla di più esplicatico di questo video realizzato da ideaTRE60 (Fondazione Italiana Accenture), su cosa possa dare il mondo ICT in termini di innovazione, sviluppo sostenibile, servizi al cittadino, efficienza della PA, nuove idee per il benessere sociale.

L’evento BARCAMP DigIT@lia è stato preceduto dalle introduzioni di Giovanni Azzone – Rettore del Politecnico di Milano, Pier Luigi Curcuruto – Presidente dell’Associazione Prospera, Diego Visconti – Presidente della Fondazione Italiana Accenture.
Fra gli interventi citiamo: Livia Pomodoro, Presidente del Tribunale di Milano; Giampio Bracchi, Presidente, Fondazione Politecnico di Milano e Associazione Italiana del Private Equity e Venture Capital; Gianluigi Castelli, Executive VP, Eni S.p.A; Stefano Parisi, Presidente Confindustria Digitale e Presidente Asstel; Gabriele Poli, Presidente dei Giovani Imprenditori, Confindustria Firenze.

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Dig.Eat ANORC – regole tecniche al forum nazionale sulla dematerializzazione dei documenti

In un precedente post avevamo introdotto la Circolare Serie Legale 17/2011 con cui l’ABI ha commentato le disposizioni del Codice dell’Amministrazione Digitale di maggior rilievo per banche e intermediari finanziari. Si torna sull’argomento perchè il 5 agosto 2011 è stata pubblicata la bozza di consultazione delle regole tecniche in materia di documento informatico, gestione documentale e sistema di conservazione dei documenti informatici, divenuta definitiva il 10 settembre scorso. La documentazione è disponibile sul sito dell’Ente DigitPA qui >

Su questo tema, torna a fine ottobre a Roma Dig.Eat, il Forum nazionale sulla dematerializzazione dei documenti organizzato da Anorc (Associazione Nazionale Operatori e Responsabili della Conservazione digitale dei documenti). Anche quest’anno la manifestazione si propone come importante momento di confronto e riflessione sullo stato e i destini della digitalizzazione nel nostro Paese: con Dig.Eat Anorc vuole analizzare lo stato di questo innovativo processo nato dall’intreccio di tecnologia, legislazione ed economia, campi su cui a loro volta si riverberano gli effetti della rivoluzione di sistemi e abitudini che la dematerializzazione comporta. Verso quali mete si muove la digitalizzazione? A che velocità? Questi sono i quesiti a cui Dig.Eat vuole rispondere nelle due giornate del 26 e del 27 ottobre, mettendo sul tavolo della discussione le nuove Regole Tecniche che verranno a breve definitivamente pubblicate da DigitPa, attorno alle quali si confronteranno esperti, istituzioni, imprese. A conclusione del Forum, nel pomeriggio del 27, si terrà l’annuale Assemblea Generale dei Soci Anorc.
Fonte: newsletter ANORC – 16.9.2011
Luogo convegno: Centro Congressi Cavour, via Cavour 50/a – Roma Data: 26 e 27 ottobre 2011 Orari: 8:45 – 13:30/ 14:30 – 17:30 maggiori info: segreteria@anorc.it.

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